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La cavità costiera di Punta Avoltore a Porto Ercole offre una ricca testimonianza di stalagmitizzazione e di un’antica trasgressione marina tirreniana.
Bellissima cavità costiera che si sviluppa all’interno della falesia calcarea sotto Punta Avoltore nel territorio di Porto Ercole.
L’ingresso è a 5 metri slm e l’interno ha un andamento orizzontale con uno sviluppo di circa 30 metri. La volta dell’unico vasto ambiente si trova a circa 18 metri slm, mentre la superficie di riempimento è a 12 metri per un’altezza massima interna di 6 metri.
La cavità fu soggetta ad una fase di massiccia stalagmitizzazione, risalente ad un periodo antico del Pleistocene, della quale rimangono i residui in parte sepolti dal successivo riempimento di 8-10 metri di spessore che si notano sporgenti verso il centro della grotta.
La trasgressione marina tirreniana la invase interamente, lasciando tracce di solchi e fori di litodomi visibili sulla falesia esterna. Nei piccoli lembi concentrati tra i blocchi sono conservati residui di spiaggia che contengono numerose specie di molluschi gasteropodi.
La base del riempimento nel settore sinistro è formato da un deposito regressivo di sabbia, ciottoli e conchiglie rotte nel quale sono state rinvenute ossa scheggiate, industria litica e tracce di focolari.
Dalla breccia ossifera sono stati estratti fossili appartenenti a cervi, stambecchi, daini, cavalli, aquile e colombe. Numerose le ossa di animali domestici e di piccoli uccelli.
L’industria paleolitica è costituita soprattutto da ciottoli di selce verde e scura e diaspro bruno, della spiaggia tirreniana, di medie dimensioni. I pochi elementi ben rifiniti, quali punte, raschiatoi e cuspidi, sono da riferire all’industria musteriana a facies pontiniana.
La sommità della duna è ricoperta da un episodio stalagmitico, sottile e discontinuo, corrispondente al Wurm 3 che chiude la serie pleistocenica. Da questa, che è la parte più superficiale del riempimento della grotta, provengono i manufatti litici dell’Eneolitico, comprendenti una lametta di ossidiana verdognola e vari frammenti di ceramica d’impasto che si avvicinano alla tipologia del Bronzo appenninico.
L’individuazione di focolari rituali con elementi di sacrifici e la presenza di un monile costituito da una piccola Ciprea, fanno pensare che la grotta abbia avuto, almeno per un certo tempo, una funzione sepolcrale.
Accessibile solo dal mare, è accatastata col numero 0251 T/GR identificabile nel Foglio 135 (III SE, Monte Argentario) alla posizione 01° 15’ 47” O-2° 21’ 53” N.
L’accesso alla Grotta dei Santi è possibile solo via mare, perché non ci sono sentieri o strade che arrivano direttamente fino alla grotta. Per raggiungerla, è necessario prendere una barca privata, un gommone oppure partecipare a escursioni guidate in barca, che partono solitamente da Porto Ercole e visitano diverse calette e grotte della zona.
L’accesso alla Grotta dei Santi è possibile solo via mare, perché non ci sono sentieri o strade che arrivano direttamente fino alla grotta. Per raggiungerla, è necessario prendere una barca privata, un gommone oppure partecipare a escursioni guidate in barca, che partono solitamente da Porto Ercole e visitano diverse calette e grotte della zona.
La grotta non è accessibile a persone con difficoltà di movimento o che usano la sedia a rotelle, proprio perché si arriva solo via mare. Una volta scesi dalla barca, l’ingresso alla grotta avviene passando attraverso un’apertura naturale nella roccia, che può essere bassa e stretta. All’interno la grotta è ampia, ma l’illuminazione è scarsa e il terreno è irregolare. Per questo motivo, è consigliabile avere una buona mobilità e, se possibile, farsi accompagnare da una guida esperta.
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