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Dalle antiche fortificazioni militari ai moderni rifugi esclusivi, il promontorio racconta una trasformazione affascinante.
Lungo tutto il periplo dell’Argentario si susseguono le torri di avvistamento, mai a più di due miglia di distanza l’una dall’altra.
La loro funzione principale era di avvisare in caso di pericolo e fare segnalazioni di vario tipo (torri dell’Avoltore, della Ciana, di Capo d’Uomo e della Maddalena), ma potevano servire anche come batterie per le artiglierie (Torre delle Cannelle).
Di norma hanno forma cilindrica o troncoconica, sono alte circa 15 metri e possiedono feritoie a cielo aperto per i cannoni.
In molti casi una cinta di mura alta due o tre metri ne protegge l’ingresso, sito sul lato opposto al mare.
A queste postazioni erano assegnati i soldati mutilati o invalidi poiché, una volta avvistate le navi nemiche, il loro compito era di salire a cavallo e dare l’allarme.
Vista la distanza dall’abitato, questi avamposti godevano di una certa autosufficienza e, di solito, erano dotati di cisterne, magazzini, stalle e addirittura cappelle.
Il terreno circostante le torri veniva coltivato, ma anche i frutti di mare raccolti dagli scogli costituivano un alimento base di queste guarnigioni.
Nel 1890 quasi tutte le torri sono state vendute dal demanio a privati cittadini, e infine, in seguito, col tempo, trasformate in lussuose abitazioni.
Situata a 358 metri di altezza, la Torre di Capo d’Omo ha avuto un ruolo cruciale nel monitoraggio del mare.
Una fortificazione che ha resistito nei secoli, ora restaurata per rivelare la sua storia affascinante, situata in un punto strategico.
Il suo nome originario è Torre di Cala Ficaia; in seguito chiamata Torre di Cala Piatti o anche Torre del Bove.
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