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Sito ufficiale della destinazione Argentario ©2025

16 - Anello dei Crinali

11,0 km

3,30 h

Media ■□

Azzurro

Descrizione del percorso

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Punto di partenza: Il piazzale del Convento dei Padri Passionisti
Piazzale Convento dove il cartello illustrato “Experience the Landscape” 

Partiamo dal piazzale del Convento dei Passionisti, a 273 metri di quota, in uno di quei luoghi che sembrano pensati apposta per fermarsi un momento prima di mettersi in cammino. Il convento che abbiamo davanti — formalmente la Presentazione al Tempio — ha una storia che comincia nel 1722, quando un giovane sacerdote piemontese di nome Paolo Danei attraversò questi boschi durante un viaggio verso Roma e rimase folgorato dalla quiete del promontorio. Tornò sei anni dopo per chiedere di stabilirsi in un piccolo eremo abbandonato dedicato a Sant’Antonio. La leggenda vuole che fosse San Paolo della Croce stesso a tracciare il perimetro del convento con un bastone, sul terreno, prima di iniziare i lavori. La prima pietra fu posata nel 1733, e l’edificio inaugurato nel 1737: da quel momento questo posto sull’Argentario diventò la casa madre dei Padri Passionisti, congregazione oggi presente in oltre cinquanta paesi del mondo. Nel 2000, Giovanni Paolo II vi si fermò in preghiera a sorpresa, senza preavviso, con grande emozione dei religiosi presenti. Prima di partire vale la pena spostarsi sul lato sinistro del piazzale, dove una tavola illustrativa in acquerello — parte del progetto Experience the Landscape sviluppato dallo Studio Ecista insieme al portale argentarioturismo.it — è collocata in un punto panoramico affacciato sulla Laguna di Orbetello e sul tombolo della Giannella: un primo sguardo d’insieme sul territorio che stiamo per attraversare camminando.

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Il Ritiro di San Giuseppe: il secondo convento del Santo
Bivio per Ritiro San Giuseppe

Salendo lungo la strada asfaltata, poco fuori dal tracciato sulla destra si intravede il Ritiro di San Giuseppe, secondo convento voluto da San Paolo della Croce sull’Argentario. La storia della sua nascita è quasi una risposta pratica a un problema concreto: il convento della Presentazione, più in basso, soffriva di umidità, e il Santo cercò un luogo più soleggiato per ospitare i novizi. Lo trovò nel novembre 1753, durante una visita alla comunità: anche qui, come aveva fatto vent’anni prima, tracciò col bastone il perimetro della chiesa e del ritiro sul terreno. I lavori terminarono nel 1761, quando arrivarono i primi novizi. Se la Presentazione guarda verso Orbetello e la laguna, San Giuseppe guarda verso Porto Santo Stefano e Talamone — i due conventi, distanti circa 800 metri l’uno dall’altro, sembrano tenere il promontorio tra due sguardi. Oggi il ritiro non è più abitato stabilmente, ma viene mantenuto in ottimo stato grazie all’opera di numerosi volontari, e continua ad accogliere chi cerca un luogo di silenzio e riflessione.

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La strada verso le antenne e il panorama che si apre
Punti Panoramici

Continuando sulla strada asfaltata guadagniamo quota con vista sempre più aperta su entrambi i versanti. Man mano che saliamo, la Laguna di Orbetello si allarga sulla sinistra come uno specchio incassato tra i tomboli, mentre sulla destra il Mar Tirreno si apre verso l’orizzonte con l’Isola del Giglio e l’Isola di Giannutri sempre più nitide. Lungo la strada si scorge, poco distante dal tracciato, la Croce Monumentale: costruita nel 1934 per volere dei Padri Passionisti e della popolazione locale, fu distrutta dai bombardamenti alleati nel 1944 — quando Monte Argentario divenne il secondo comune italiano più colpito dopo Cassino — e ricostruita sullo stesso basamento nel 1948. Arriviamo così nei pressi delle antenne e della stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare, strutture che coronano l’anticima e che si vedono da lontano come punti di riferimento visivo da tutta la costa. Siamo alla soglia della vetta vera e propria: la Punta Telegrafo a 635 metri, che prende il nome da una torre semaforica costruita dai Francesi in epoca napoleonica per trasmettere segnali luminosi lungo la costa tirrenica. La torre fu demolita negli anni Sessanta del Novecento proprio per fare posto a queste installazioni, ma il nome è rimasto — ed è diventato il nome dell’intera montagna.

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La strada di San Mario: dove finisce l’asfalto e comincia il bosco
Fine della strada asfaltata, inizio dello sterrato

Superata l’area delle antenne imbocchiamo la strada di San Mario: sterrata, nel bosco, silenziosa. Il cambio di scena è netto e immediato. Pochi passi e l’asfalto è già un ricordo lontano. Subito sulla destra troviamo l’Area di Sosta del progetto Experience the Landscape: panchine, tavoli e una tavola illustrativa con i disegni di Carlo Rispoli, fumettista e illustratore grossetano che ha affiancato lo Studio Ecista nello sviluppo del progetto con la rappresentazione della flora, della fauna, della storia e della cultura dell’Argentario. Le illustrazioni raccontano il promontorio con uno sguardo insolito, a metà tra la guida naturalistica e la storia a fumetti, e offrono una chiave di lettura preziosa per tutto quello che ci circonda. Ai lati del sentiero si alzano lecci, corbezzoli, fillirea e lentisco, e in autunno il corbezzolo produce contemporaneamente fiori bianchi e frutti rossi sulla stessa pianta. Una curiosità botanica inaspettata: tra la tipica macchia mediterranea si incontrano anche alcuni castagni (Castanea sativa), alberi che non ti aspetti in questo contesto costiero. La loro presenza è quasi certamente il segno di una piantagione storica — probabile opera dei frati o dei contadini che un tempo lavoravano queste terre — che coltivavano questo albero per il suo frutto prezioso, da secoli chiamato “albero del pane”.

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Il bivio e la discesa verso il versante ovest
Dopo circa 1.5km

Proseguendo sulla strada di San Mario arriviamo a un bivio: a sinistra il sentiero scende verso ovest, addentrandosi nei boschi che ricoprono il versante interno del promontorio. È qui che ci aspetta una piccola sorpresa botanica: tra la macchia mediterranea dominante compaiono alcuni castagni (Castanea sativa), alberi che non ti aspetti in questo contesto costiero. Il castagno ama i terreni acidi e i climi più freschi e umidi, molto lontano dalla tipica vegetazione dell’Argentario — e la loro presenza è quasi certamente il segno di una piantagione storica, probabile opera dei frati o dei contadini che un tempo lavoravano queste terre. Per secoli questo albero è stato chiamato “albero del pane” per la straordinaria capacità nutritiva del suo frutto, capace di sfamare intere popolazioni nei periodi di carestia. Trovarne alcuni qui, nascosti tra i lecci e i corbezzoli, è come leggere una nota a margine della storia di questo promontorio. Da alcune radure si apre intanto la vista sulla Laguna di Orbetello e sui due tomboli — la Giannella e la Feniglia — che collegano il promontorio alla terraferma.

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Una storia dimenticata nelle pendici del bosco
Poco prima dell’arrivo al piazzale

Continuando tra i boschi del versante est, siamo vicini a un luogo che custodisce una storia quasi sconosciuta. Il 31 dicembre 1948, nel tardo pomeriggio, un aereo da trasporto si schiantò contro queste pendici non lontano dal Convento dei Passionisti. A bordo c’erano tredici persone: passeggeri e militari israeliani e l’equipaggio. L’aereo proveniva da Tel Aviv e puntava verso nord, ma il pilota — disorientato dalla nebbia fitta, dall’oscurità calante e forse ingannato dalla Laguna di Orbetello scambiata per il mare aperto — non si rese conto di avere davanti la montagna. Nessuno sopravvisse. Tra le vittime c’era il Professor Farkas Ladislaus, uno dei padri della scienza del nascente Stato di Israele. Secondo le fonti, sul luogo dell’impatto fu posta una piccola targa commemorativa bilingue, in italiano e in ebraico. La montagna la custodisce ancora, silenziosa, tra gli alberi.

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L’anello si chiude: il promontorio visto dall’interno
Arrivo al convento

Rientrando verso il piazzale del Convento lungo il tratto finale su asfalto, l’anello si chiude e possiamo guardare indietro con una comprensione che all’inizio non avevamo. Abbiamo percorso una delle strutture geografiche più interessanti della costa toscana: un promontorio che un tempo era un’isola vera, separata dalla terraferma, e che è stato collegato alla costa tramite opera umana e non come dice la leggenda da detriti portati dai fiumi piu a nord, formando i due tomboli — la Giannella e la Feniglia — e nel mezzo la Laguna di Orbetello. Il nome stesso, Argentario, porta con sé una storia ancora dibattuta: secondo la tradizione più accreditata deriverebbe dalla famiglia romana dei Domizi-Enobarbi, noti anche come argentarii — i banchieri dell’antica Roma — che ottennero il promontorio come risarcimento per i prestiti concessi durante la Seconda Guerra Punica. Camminare sull’Argentario significa, in fondo, camminare su un luogo che ha sempre avuto un valore — strategico, spirituale, economico — per chiunque lo abbia guardato dal mare.

Immagini 

Immagini storiche
Fonte: Argentario il tempo che fù, gruppo FB