Home » Esplora » Percorsi e itinerari » Percorsi Trekking » 28 – Percorso Caravaggio
Punto di partenza: La pietra e il silenzio
Partenza dal Monumento sul luogo della prima sepoltura di Caravaggio
Qui comincia e finisce tutto. Questo monumento — una colonna romana, una spada, una grata e un martello in acciaio Corten — non è un cenotafio qualunque. Si suppone che questo sia il punto esatto dove furono ritrovati i resti di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, il pittore che aveva rivoluzionato l’arte europea e che morì in questo borgo il 18 luglio 1610, solo, malato, in fuga. Il monumento fu realizzato nel 2002 dall’architetto Giuseppe La Fauci. Per secoli non si sapeva nulla: nessuna tomba, nessun atto certo, nessuna memoria condivisa. Poi, nel 2001, nella parrocchia di Sant’Erasmo fu ritrovato quello che gli studiosi ritengono l’atto di morte del pittore: “Al dì 18 luglio 1610 nel ospitale di S. Maria Ausilinatrice morse Michel Angelo Merisi da Caravaggio dipintore per malattia.” Un’esistenza bruciante, conclusa in poche righe di registro parrocchiale. I suoi resti — identificati con analisi del DNA nel 2010, quattrocento anni esatti dopo la morte — erano sepolti nel vecchio cimitero di San Sebastiano, dove oggi sorge il centro del borgo nuovo. Da qui, da questa pietra silenziosa all’ingresso del paese, il percorso comincia: sulle tracce di un uomo che Porto Ercole non cercava, ma che Porto Ercole non ha più dimenticato.
Murales Piano di Porto Ercole
Plan du Port Herculle
l pannello mostra in estrema sintesi la struttura di Porto Ercole nella piena età moderna, enfatizzando le fortificazioni come spesso avviene in un certo tipo di cartografia. La carta è geodetica, quindi ha dimensioni in scala reali e mostra l’area del porto con un piccolo abitato circondata dai due forti, la Rocca Spagnola e il forte Filippo, mentre si vede più distaccato il forte Stella. Questa immagine è il risultato di molte trasformazioni, a partire dal castello medievale, rimodellato già nel XV dagli architetti senesi del calibro di Francesco di Giorgio Martini per far fronte alle nuove esigenze di difesa e giungere alle eleganti soluzioni degli architetti spagnoli che realizzarono delle fortezze con spiccati bastioni a freccia adagiati sulle sommità delle alture.
Il porto antico e le Grotte – Murales Presa di Porto Ercole
Direzione Mare
Prima che ci fossero i forti spagnoli, prima che ci fosse il borgo medievale, prima ancora che arrivassero i Romani, questa insenatura era già un riparo. Il promontorio dell’Argentario si specchia nel mare da millenni, e Porto Ercole — il Portus Herculis delle fonti antiche — è già citato nel 137 a.C., quando il console Caio Ostilio Mancino vi si imbarcò alla volta della Spagna con un presagio sfavorevole. Sul lato settentrionale del porto, la cartografia storica segnala un nucleo distinto: “Le Grotte”, o “Pian delle Grotte”, o talora “case di pescatori”. Il nome non è suggestivo per caso: studi recenti hanno riconosciuto in quei caseggiati i resti di strutture romane con copertura a volta — cisterne o criptoportici — probabilmente parte di un grande edificio legato alle attività portuali, dotato persino di un molo in opera cementizia. Era questo il porto che Caravaggio vide arrivando da Napoli nell’estate del 1610, su una feluca carica di speranza e di tre quadri destinati al cardinale Scipione Borghese. Era questo porto la sua ultima possibilità di riscatto. La feluca però era ripartita. E Caravaggio era rimasto a terra.
Il murales di Vasari Giorgio ritrae l‘episodio bellico avvenne in seguito alla resa di Siena del 21 aprile 1555: numerosi senesi, truppe francese e tedesche sotto il comando di Piero Strozzi si erano rifugiati nella piazzaforte di Porto Ercole. Dopo un assedio durato 24 giorni i fuoriusciti si arresero alle truppe ducali il 20 giugno. Nei `Ragionamenti’ il Vasari così descrive l’affresco: “come avendo il Marchese [di Marignano] a poco a poco acquistato i bastioni, ed impadronitosi dei ripari, Piero Strozzi si fugge con le galere”. Nel dipinto murale si vede l’assalto delle fortezze di Porto Ercole sotto il commando del Marchese di Marignano che col bastone del commando è raffigurato sulla destra a cavallo.
Murales Le donne della Cirio
Piazza Regina d’Olanda · Lo stabilimento e la memoria del lavoro
Porto Ercole non è solo storia rinascimentale e tragedie pittoresche. Ha anche una memoria industriale, fatta di mani, di pesce azzurro, di turni e di solidarietà silenziosa. Lo stabilimento Cirio nacque qui nel 1926 per la lavorazione e il confezionamento di sardine e tonno in scatola. Per quasi sessant’anni fu uno dei principali motori economici del borgo: al suo apice impiegava oltre cento addetti, in larga parte donne, in sinergia diretta con i pescherecci locali e il porto. Era la Cirio a dare senso al pescato, a trasformare il mare in lavoro stabile, in paga sicura, in dignità quotidiana. La crisi arrivò nel 1983, quando le politiche aziendali portarono altrove la produzione. Lo stabilimento chiuse, poi fu demolito. Oggi quell’area diventerà una struttura ricettiva. Ma il murales in fotoceramica installato in questa piazza — due fotografie del 1966, donne al lavoro tra latte e cassette — restituisce a quel luogo la sua memoria autentica. Caravaggio morì in questo borgo da fuggitivo e da pittore. Le donne della Cirio ci vissero da lavoratrici. Anche questa è storia.
Lo sbarco dei pirati
Il lungomare · Il sacco del Barbarossa, 1544
C’è una data che nel maggio di tutti gli anni Porto Ercole ricorda con una rievocazione spettacolare — la Notte dei Pirati — ma che nell’estate del 1544 fu tutt’altro che uno spettacolo. Khair ad Din, detto il Barbarossa, ammiraglio della flotta ottomana e signore del Mediterraneo orientale, guidò una delle incursioni più devastanti che la costa tirrenica avesse mai subito. Le sue navi assediarono il porto, i suoi pirati misero a ferro e fuoco il borgo, saccheggiando, uccidendo, portando via schiavi. Il Palazzo del Governatore, che Agostino Chigi aveva fatto erigere agli inizi del secolo, fu distrutto e dovette essere ricostruito dagli Spagnoli. Porto Ercole non aveva ancora le difese che avrebbe avuto di lì a poco, quando gli Spagnoli avrebbero trasformato il promontorio in una piazzaforte inespugnabile. Il sacco del Barbarossa accelerò tutto: fu la dimostrazione concreta che quel porto aperto sul Tirreno era vulnerabile, e che la vulnerabilità aveva un costo altissimo. Sessantasei anni dopo, su questo stesso lungomare, sarebbe arrivato un altro uomo in fuga — non un pirata, ma un pittore — con tre quadri e nessun rifugio.
Lungomare Andrea Doria
Percorrendo il Lungomare
Il nome di questo lungomare non è decorativo. Andrea Doria — genovese, ammiraglio al servizio della Spagna, uno dei più potenti uomini di mare del Cinquecento — fu protagonista diretto di uno degli episodi più drammatici della storia di Porto Ercole: l’assedio del 1555. Quando le truppe franco-senesi di Piero Strozzi si asserragliarono nel borgo in attesa di rinforzi via mare, fu la flotta di Andrea Doria a chiudere il blocco navale, impedendo ogni soccorso. Per ventiquattro giorni, tra il 25 maggio e il 18 giugno 1555, Porto Ercole resistette. Poi cadde. Con lei cadevano le ultime speranze della Repubblica di Siena. I fuoriusciti fiorentini catturati furono decapitati a Livorno. I soldati finirono sulle galere di Doria. Il borgo fu saccheggiato, le case bruciate, la tomba di Leone Strozzi profanata e i suoi resti gettati in mare. Giorgio Vasari immortalò quella battaglia in un affresco per Palazzo Vecchio a Firenze, commissionato dai Medici come celebrazione della vittoria. È da questo lungomare, guardando il mare aperto, che si capisce perché Porto Ercole valesse una guerra.
Murales – La Rocca, forte Stella e forte Filippo
Molo Santa Barbara
Il porto fu sempre importante per il controllo della navigazione e come scalo. I conti Aldobrandeschi esercitarono il loro potere edificando torri visibili da lontano, usate come marcatori territoriali. Un esempio è la Torre dell’Argentiera, arretrata ma ben visibile da Porto Santo Stefano.
Con la fase senese emerse la necessità di rinforzare le difese. Questa esigenza, sia difensiva che di rappresentanza del potere, si intensificò con la fondazione dello stato dei presidios spagnoli, che portò alla costruzione di molte fortificazioni sul Monte Argentario.
La Rocca nasce come torre medievale con borgo recinto, attribuita agli Aldobrandeschi. Tra il XV e il XVI secolo vi lavorarono grandi architetti come Francesco di Giorgio Martini, Anton Maria Lari e Bernardo Buontalenti, che la trasformarono in un complesso rinascimentale. Insieme al Forte San Filippo, serviva a controllare il porto e a manifestare il potere spagnolo. Come appendice fu edificato il Forte di Santa Barbara, sul mare, già dai Senesi.
Il Forte Stella è una fortezza esagonale di piccole dimensioni, realizzata già nel XVI secolo e ampliata nel XVII secolo. Compare chiaramente durante l’assedio di Orbetello del 1646. La sua forma a stella a sei punte adatta i bastioni all’andamento del terreno. Era un monolite con feritoie per cannoniere, così da usare tutte le armi contemporaneamente. Fu dismesso solo alla fine del XIX secolo.
Il Forte San Filippo fu costruito dagli Spagnoli a pianta rettangolare, con bastioni a freccia ai vertici e un ponte levatoio su un ampio fossato. Le strutture difensive erano incorporate nel terreno per mimetizzarsi alle artiglierie nemiche. Inizialmente serviva contro i Turchi, alleati dei Francesi a Talamone. Ebbe un ruolo difensivo anche nel XVIII secolo, durante la guerra tra Austria e Spagna. Nella seconda metà del XIX secolo fu trasformato in carcere.
Murales – La torre delle Cannelle
Molo Santa Barbara
La torre delle Cannelle è invece l’unica torre toscana esagonale, posta a ridosso del mare edificata fra il 1566 e il 1569 e ancora nel pieno XVIII secolo disponeva di due cannoni.
Murales – La Torre dell’Avvoltore e la Torre della Ciana
Molo Santa Barbara
La Torre dell’Avvoltore e la Torre della Ciana si trovano in prossimità del castello di Porto Ercole. Come per molte altre torri della costa tirrenica, è sicura la fase rinascimentale, mentre per fasi precedenti sarebbero necessari approfondimenti e studi sul costruito. La sola forma quadrata con i rinforzi a scarpa, sebbene inquadrabile in una tipologia tardomedievale, non è in sé indicativa. Queste torri sono rimaste in uso fino al XVIII secolo.
Murales – Agostino Chigi e Via dei Cannoni
Salendo Via dei Cannoni · Il banchiere che amava Porto Ercole
Prima degli Spagnoli, prima dell’assedio, prima dei pirati, Porto Ercole aveva avuto un signore diverso: non un condottiero né un re, ma un banchiere. Agostino Chigi — nato a Siena nel 1465, morto a Roma nel 1520 — fu uno degli uomini più ricchi del Rinascimento europeo. Aveva in appalto le cave di allume a nord di Roma, finanziava papi e cardinali, costruiva ville sontuose e mecenava Raffaello. E aveva ottenuto dalla Repubblica di Siena la concessione di Porto Ercole per cinquant’anni. Non come semplice possesso: Chigi investì nel porto, lo usò come base per i suoi traffici commerciali, realizzò opere di miglioramento dell’approdo, e fece erigere la parte iniziale del Palazzo del Governatore che ancora si vede in Piazza Santa Barbara. Via dei Cannoni porta il suo nome ideale: è qui che i Chigi costruirono e i cannoni spagnoli difesero. Poi arrivò il Barbarossa, poi arrivarono gli Spagnoli, poi arrivò Caravaggio. Il porto di Chigi era diventato una fortezza. Ma la fortezza non aveva potuto fare nulla per l’uomo che vi morì nell’estate del 1610.
Porta Pisana
L’ingresso al borgo · La soglia tra i mondi
Questa porta è una soglia nel senso più letterale. Da un lato c’è il porto, il mare, il Tirreno aperto verso Napoli, Malta, Roma — tutto il mondo irrequieto in cui Caravaggio aveva vissuto la sua fuga. Dall’altro c’è il borgo murato, con le sue strade strette scavate nella roccia, i suoi palazzi spagnoli, la sua geometria difensiva. La Porta Pisana — costruita dai Pisani nel periodo medievale e poi modificata dagli Spagnoli nel XVI secolo — era il filtro tra questi due mondi. Chi entrava da qui passava sotto la sovranità dello Stato dei Presidi, sotto l’autorità del governatore spagnolo. Porto Ercole era, formalmente, territorio spagnolo dal 1557, quando il Trattato di Bruxelles lo aveva ceduto insieme a Porto Santo Stefano, Orbetello, Ansedonia, Talamone e Porto Longone. Una fortezza amministrata da Napoli, presidiata da soldati, governata da decreti. Caravaggio, che aveva una condanna a morte pendente sul capo sin dal 1606, sapeva bene cosa significasse varcare una porta del genere. Ed era entrato lo stesso.
I portali
Seguendo la via principale e le indicazione del Percorso Lungo
I portali in pietra che si incontrano risalendo le strade strette del centro storico non sono semplici elementi architettonici. Sono la firma di cinque secoli di dominazioni successive, ognuna delle quali ha lasciato il proprio stile scolpito nella pietra locale. I portali gotici a sesto acuto sono i più antichi, risalenti alla fase senese — quando Porto Ercole era uno scalo commerciale prospero, capace di attrarre banchieri come Chigi e architetti come Francesco di Giorgio Martini. I portali rinascimentali a tutto sesto, con le loro cornici lavorate, appartengono alla transizione verso il dominio spagnolo. Quelli con stemmi e iscrizioni latine ricordano le famiglie del presidio, i governatori, gli ufficiali che qui nacquero, vissero e morirono per generazioni. Caravaggio passò sotto questi portali nell’estate del 1610. Li vide malato, febbricitante, disperato. Non sapeva — non poteva sapere — che quattrocento anni dopo il suo nome avrebbe dato il titolo al viale principale del paese, e che Porto Ercole lo avrebbe rivendicato come proprio.
Palazzo del Governatore e Piazza Santa Barbara
Incontrando Piazza Santa Barbara per poi salire nell’arco con le scale
Questa piazzetta è il centro di gravità del borgo. Il Palazzo del Governatore — edificato nella prima forma nel 1508 sotto la Signoria di Siena, poi ricostruito dagli Spagnoli dopo il sacco del Barbarossa — ne occupa il lato principale con la sua facciata a due livelli, il portico con tre archi a tutto sesto e le finiture in stucco che lo distinguono da ogni altro edificio del borgo. Fu la residenza ufficiale del governatore del Presidio spagnolo: da qui si amministrava la giustizia, si emettevano i decreti, si gestivano i rapporti con Napoli. Dal loggiato superiore si domina l’intera baia — il porto, i moli, il mare aperto verso il Tirreno. È probabile che fosse proprio in questo edificio, o nelle sue immediate adiacenze, che Caravaggio cercò aiuto nei suoi ultimi giorni. Era il 1610, e il governatore di Porto Ercole aveva in mano la vita di quell’uomo che il papa stava per graziare — ma la grazia non arrivò in tempo.
Giardino Belvedere
Il panorama · Porto Ercole dall’alto
Da questo terrazzo si capisce Porto Ercole. L’insenatura si apre sotto, con i moli e il porto, le barche e il waterfront. A destra la Rocca Spagnola, sopra il borgo, con le sue mura a scarpa e i bastioni che Francesco di Giorgio Martini e poi Bernardo Buontalenti trasformarono da fortezza medievale in capolavoro dell’architettura militare rinascimentale. A sinistra, in alto sul colle, il profilo di Forte Filippo, costruito nel 1558 da Giovanni Camerini su ordine di Filippo II di Spagna — inespugnabile, dicevano, e tale rimase fino alla fine. Più in basso, nascosto tra i tetti, il Forte Stella con la sua forma geometrica a sei punte. Tre fortezze per difendere un porto. Porto Ercole era questo: una piazzaforte sul Tirreno, un punto di controllo strategico nel sistema difensivo spagnolo che andava da Napoli a Milano. Quando Caravaggio arrivò qui nell’estate del 1610, tutto questo apparato militare non servì a nulla. Non c’era nemico da combattere. C’era solo un uomo che moriva.
Ospedale Santa Croce e Torre Senese
Punto piu alto del percorso
Qui finisce la storia. L’ospedale di Santa Croce — o Santa Maria Ausilinatrice, come lo chiama il registro parrocchiale — è il luogo in cui Michelangelo Merisi morì il 18 luglio 1610. L’edificio oggi è una dimora privata. Non c’è molto da vedere dall’esterno. Ma è qui che si chiude una delle esistenze più straordinarie e tormentate della storia dell’arte europea. Caravaggio aveva lasciato Napoli su una feluca con tre quadri destinati al cardinale Scipione Borghese — il suo lasciapassare per la grazia papale. Durante uno scalo a Palo Laziale era stato arrestato per errore e trattenuto. La feluca era ripartita senza di lui. Liberato, aveva raggiunto Porto Ercole per riprendere i quadri e l’imbarcazione, ma era già troppo tardi: la nave era andata. Malato di febbri — malaria, secondo le ipotesi più accreditate, forse aggravata da una ferita infetta — fu ricoverato in questo ospedale e non ne uscì più. Aveva 38 anni. La Torre Senese accanto, uno dei rari resti del periodo precedente all’occupazione spagnola, era lì già quando arrivò, e rimase dopo che se ne andò. La pietra dura più della vita degli uomini.
Case Sospese
Scendendo la scalinata che costeggia le mura
Le “case sospese” di Porto Ercole sono una delle peculiarità architettoniche più affascinanti del borgo. Costruite direttamente sulla roccia calcarea del promontorio, sembrano aggrapparsi alla parete come se il mare le avesse sfiorate e non le avesse raggiunte. Non è un’immagine: per secoli questa posizione era l’unica difesa possibile per gli abitanti. Le strade del centro storico si snodano in alto sulle scogliere proprio per sfuggire ai pericoli che venivano dal mare — i pirati, le incursioni, le galere nemiche. Ogni casa era parte del sistema difensivo del borgo, ogni muro era anche un baluardo. Questa logica, che oggi leggiamo come un pregio estetico, era dettata da una necessità vitale. Il borgo di Porto Ercole che Caravaggio vide nell’estate del 1610 non era molto diverso da quello che vediamo oggi: le stesse strade strette, gli stessi palazzi sull’orlo della roccia, lo stesso intreccio di storia e pietra. Lui lo attraversò febbricitante, cercando una nave che era già partita. Noi lo percorriamo in un pomeriggio, cercando le tracce di chi c’era prima di noi.
Ritorno al Lungomare
Scandendo da Piazza Ricasoli
Il cerchio si chiude qui, dove era cominciato: sul lungomare, davanti al porto. Porto Ercole non divenne famoso per Caravaggio subito. Per secoli la sua morte qui fu quasi ignorata — una nota marginale nella biografia di un pittore controverso, in un borgo di provincia che non cercava quella celebrità. Poi arrivò la rivalutazione critica del Novecento, e con essa la consapevolezza di quello che questo luogo conservava. Oggi Porto Ercole è uno dei borghi più belli d’Italia, il 18 luglio si celebra il Festival del Caravaggio, e il viale principale porta il suo nome. I resti del pittore — identificati nel 2010 con analisi del DNA da un gruppo di ricercatori internazionali — riposano nel cimitero del paese. Il percorso che avete appena fatto non è solo una passeggiata tra i monumenti di un borgo storico. È un tentativo di capire come un uomo — un fuggitivo, un genio, un condannato a morte — si sia incrociato per caso con un luogo, e come quel luogo abbia deciso di ricordarlo per sempre.
Immagini storiche
Fonte: Argentario il tempo che fù, gruppo FB
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