Home » Esplora » Percorsi e itinerari » Percorsi Trekking » 18 – Dalla strada del Cimitero di Porto Ercole al Convento dei Passionisti e ritorno
Punto di partenza: Il Cimitero di Porto Ercole: dove riposa un genio
Partenza dal Cimitero di Porto Ercole
Partiamo di fronte al cimitero di Porto Ercole, luogo che custodisce dal 2019 le presunte spoglie di Michelangelo Merisi da Caravaggio, morto qui il 18 luglio 1610 all’età di 39 anni. Il pittore, in fuga da una condanna a morte, era stato ricoverato nell’ospedale di Maria Ausiliatrice, gestito dalla confraternita di Santa Croce, ma non sopravvisse. Porto Ercole ha origini antichissime: Etruschi e Romani si insediarono qui prima dei Greci. Sul nome stesso esistono due ipotesi: quella dei navigatori Focesi, che trovarono una baia simile alla loro terra e la dedicarono a Ercole, e quella etrusca, legata a una necropoli nella zona di Cala Galera corrispondente nel calendario astrale etrusco alla costellazione di Ercole.
Via Tramontana e il Fosso di Boccadoro: salire verso l’interno
Via Tramontana
Saliamo lungo Via Tramontana tagliando il Fosso di Boccadoro, toponimo antico dall’origine incerta. Questa strada ci ricorda che Porto Ercole fu per secoli un importante scalo commerciale. Agli inizi del Cinquecento il banchiere senese Agostino Chigi prese in affitto il borgo, commissionando al grande architetto Baldassarre Peruzzi il Palazzo del Governatore. La prosperità fu però interrotta nel 1544, quando il corsaro ottomano Barbarossa saccheggiò il borgo, distrusse le strutture volute da Chigi e fece numerosi prigionieri.
L’ingresso nel bosco: dove finisce l’asfalto
Passaggio dalla strada asfaltata al sentiero
Dopo circa 1,5 km di salita asfaltata e un breve tratto cementato, il sentiero diventa sterrato e si immerge nella macchia mediterranea. Siamo nel cuore della vegetazione tipica dell’Argentario: lecci, sughere, corbezzoli, mirti, lentischi e ginestre si alternano in un paesaggio denso e profumato. Chi cammina in silenzio potrà avvistare daini, volpi e cinghiali, presenze abituali di questo bosco. Nei periodi di pioggia, è possibile vedere delle grandi pozze dove i cinghiali trovano divertimento.
La Via dell’Acquedotto Leopoldino: camminare sulla storia dell’acqua
Via dell’Acquedotto
A circa 2,3 km prendiamo il bivio a sinistra e imbocchiamo la Via dell’Acquedotto Leopoldino, uno sterrato storico lungo il quale sono ancora visibili i resti di un acquedotto ottocentesco che riforniva Porto Ercole attingendo alle sorgenti del monte. Muretti in pietra e condotte squadrate emergono dalla vegetazione, specialmente nei punti in cui il tracciato taglia i fossi. Camminare su questa via significa percorrere la stessa strada dell’acqua che per decenni ha dissetato il borgo.
Il lungo traverso: il bosco sospeso tra due mari
Continuando a salire su Via dell’Acquedotto
Questo è il tratto più lungo e selvaggio del percorso. Camminiamo a mezzacosta tra il versante est, che guarda verso Porto Ercole e il Mar Tirreno, e il versante ovest, che si apre sulla laguna di Orbetello. L’Argentario era in origine un’isola: nel corso dei secoli l’azione congiunta delle correnti marine e del fiume Albegna ha creato i due tomboli della Feniglia e della Giannella, unendo il promontorio alla costa e formando la laguna. Fu proprio su queste terre che nel 1555 si consumò la capitolazione di Siena di fronte alle truppe spagnole e medicee, immortalata da Vasari nella Sala dei Cinquecento a Palazzo Vecchio.
La Strada Provinciale del Convento: il belvedere sulla laguna
L’ingresso alla Strada Provinciale del Convento
Dopo la salita finale, particolarmente ripida negli ultimi 250 metri, sbucchiamo sulla strada provinciale asfaltata con il convento già in vista. Da qui lo sguardo si apre sulla laguna di Orbetello, oggi Oasi WWF, rifugio di fenicotteri, aironi e cormorani. È da un punto simile che nel 1722 Paolo Danei, in viaggio verso Roma, si fermò a contemplare il Monte Argentario e sentì la chiamata a fondare qui una comunità religiosa.
Il Convento dei Passionisti: la meta
L’arrivo al Convento
Arriviamo al Convento della Presentazione al Tempio, a 273 metri sul livello del mare, fondato da Paolo Danei — poi San Paolo della Croce — nato a Ovada, in Piemonte, nel 1694. La prima pietra fu posata il 4 marzo 1733 e il convento fu inaugurato il 14 settembre 1737, con un ritardo dovuto alla Guerra di Successione Polacca. Si racconta che il perimetro dell’edificio sia stato tracciato dal santo stesso, anche se questa rimane una leggenda tramandata dalla tradizione locale. Paolo della Croce fu canonizzato nel 1867 da Papa Pio IX e morì a Roma il 18 ottobre 1775. Tra le opere conservate nel convento spicca un dipinto di Pietro Aldi del 1880 raffigurante la Madonna che consegna a San Paolo della Croce il progetto del convento, insieme a opere di Sebastiano Conca e Pompeo Batoni. Il convento custodisce anche l’urna bronzea con i resti del venerabile Galileo Nicolini. Il 12 dicembre 2000 ricevette la visita di Papa Giovanni Paolo II. Qui, per sua esplicita volontà, furono celebrate le esequie di Susanna Agnelli, sindaco del Monte Argentario dal 1974 al 1984.
Immagini storiche
Fonte: Argentario il tempo che fù, gruppo FB
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