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22 - Dall'inizio di Porto Santo Stefano all'Argentiera e ritorno

A/R 10,0 km

circa 3,20 h

Facile ■□□ 

Blu

Descrizione del percorso

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Il legno e il mare.
Partenza dal Cantiere Navale dell’Argentario

Il cammino inizia dal Cantiere Navale dell’Argentario, luogo simbolo della tradizione marinara di Porto Santo Stefano. Per secoli qui si sono costruite e riparate barche da pesca e imbarcazioni da lavoro, grazie all’esperienza di maestri d’ascia capaci di unire tecnica e profonda conoscenza del mare.

Tra le lavorazioni più antiche spicca l’arte del calafato, il mestiere di sigillare le tavole di legno con stoppa e catrame per rendere le barche impermeabili. Un lavoro paziente e preciso, fondamentale per garantire la sicurezza in mare. Ancora oggi il cantiere conserva la memoria di questo sapere artigianale, espressione autentica della cultura marittima dell’Argentario.

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La roccia e il vapore.
Ingresso al primo foro

Il percorso prosegue attraversando i Fori, suggestivi passaggi scavati nella roccia alla fine dell’Ottocento. Furono realizzati in occasione della costruzione della linea ferroviaria che collegava Porto Santo Stefano a Orbetello.

Dal 1913 entrò in funzione un piccolo trenino a vapore che trasportava merci e carbone dal porto fino alla laguna, sostenendo l’economia locale. Le gallerie e i tratti incassati nella roccia proteggevano il convoglio e rendevano più agevole il tragitto lungo la costa. Il servizio rimase attivo fino alla metà del Novecento. Oggi i Fori rappresentano una preziosa testimonianza di archeologia industriale, segno del legame tra mare e terra.

3

La casa sul bordo.
Casa Cantoniera e la spiaggia della Cantoniera

Subito dopo il primo Foro, sulla sinistra, si trova l’edificio dell’antica Casa Cantoniera, che ha dato il nome alla Spiaggia della Cantoniera. Le case cantoniere erano edifici di servizio collocati lungo le vie di comunicazione dove risiedevano i cantonieri, gli addetti alla manutenzione e sorveglianza del tratto di competenza. Da qui si gode una vista ampia su gran parte del paese affacciato sul mare.

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Le braccia aperte sul porto.
Vista su Molo Garibaldi e la Madonna Stella Maris

Sulla sinistra si estende il Molo Garibaldi, detto anche “molo antimurale”, perché nato per proteggere il porto dalla forza delle onde. Verso la sua estremità si erge la statua in marmo bianco della Vergine Maria “Stella Maris”, simbolo di protezione per pescatori e naviganti.

La statua fu collocata per la prima volta il 16 ottobre 1954. Rimossa durante i lavori di ampliamento del porto nel 1976, fu ricollocata nel 1986 su un basamento raffigurante la Rosa dei Venti, a richiamare il tema del viaggio e del ritorno. Ancora oggi la Madonna, con le braccia aperte verso il mare, accoglie chi entra e chi esce dal porto, tanto che il molo viene spesso chiamato popolarmente “Molo della Madonna”.

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La baia della Bionda.
Direzione Punta Nera, La Bionda e il Pozzarello

Superato il secondo Foro, sulla sinistra si trova l’accesso alla Spiaggia di Punta Nera. Poco più avanti, oltre il terzo e ultimo Foro, si apre la Spiaggia della Bionda, una piccola baia con un braccio artificiale in sassi che protegge l’insenatura. Nacque come Cala dei Tonni vista la tonnara che vi era in fronte ma  successivamente cambiò nome causa della bionda signora che abitava la villa adiacente.

Continuando nel tracciato scavato per il trenino si raggiunge la strada provinciale e la Spiaggia del Pozzarello, riparata dai venti freddi di nord e molto frequentata nei mesi estivi.

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La strada degli olmi.
Breve tratto di provinciale ed ingresso in Via dell’Olmo

Percorrendo un breve tratto della provinciale si imbocca Via dell’Olmo, in località Pozzarello. È una strada collinare che conserva il carattere rurale del promontorio. Il nome richiama gli olmi, alberi un tempo diffusi lungo i poderi, simbolo del paesaggio agricolo tradizionale fatto di vigneti e macchia mediterranea.

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La via militare di servizio
Salendo sullo sterrato storico

Seguendo il ramo di destra, la strada diventa sterrata e inizia a salire dominando la valle del Pozzarello. Questo tracciato nacque come via militare di servizio, utilizzata per trasportare materiali e rifornimenti verso le postazioni difensive in altura. Con la dismissione delle strutture militari nel Novecento, la strada perse la funzione strategica e divenne percorso rurale ed escursionistico.

8

Il golfo a portata di sguardo.
Incrociando il “Punto dei Tre Mari”

Proseguendo si percorre la cresta del poggio, da cui lo sguardo si apre su entrambi i versanti: da una parte il mare aperto, dall’altra l’area portuale e cantieristica di Porto Santo Stefano. Questo punto panoramico è conosciuto come “Punto dei Tre Mari”, per l’ampiezza e la varietà delle vedute che offre.

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La torre più antica e misteriosa.
Arrivo alla Torre dell’Argentiera · Sommità del colle, 252 m slm

Gli ultimi metri del percorso diventano via via più ripidi, tra tratti sterrati, pietre e radici, fino a raggiungere la sommità del colle dove svetta la Torre dell’Argentiera, una torre di epoca medievale situata nell’entroterra settentrionale del Monte Argentario, che costituiva il maschio di un piccolo castello — il Castrum Argentaria — rimasto attivo dalla caduta dell’Impero romano fino a tutto il periodo della dominazione senese, quando questa parte del promontorio veniva concessa in affitto ad avventurieri impegnati nella vana ricerca delle leggendarie miniere d’argento.

È a pianta quadrata con un lato di 5 metri e un’altezza di circa 20 metri. Presenta un’unica piccola apertura situata molto in alto sul lato nord-orientale, alla quale si accedeva per mezzo di una scala a pioli che veniva ritirata in caso di pericolo. 

Nella seconda metà del Cinquecento, con l’arrivo degli Spagnoli, a causa della sua lontananza dal mare la fortificazione divenne un punto di avvistamento di secondaria importanza, tanto che nei documenti e nelle mappe risalenti ai secoli successivi non viene più menzionata.
Rimasta per secoli diroccata e abbandonata, la torre è stata recentemente oggetto di lavori di restauro e di scavo da parte della Soprintendenza, che hanno portato alla luce tracce dell’antico insediamento medievale: le mura di cinta, una chiesina, una cisterna per l’acqua e alcune strutture abitative. 

Dalla cima lo sguardo abbraccia Porto Santo Stefano e il Pozzarello, si allunga verso la costa della terraferma e, sulla destra, verso il Tombolo della Giannella e la Laguna di Orbetello. È un luogo in cui mare, storia e paesaggio si fondono in un’unica, ampia veduta capace di raccontare l’anima dell’Argentario.

La leggenda della Torre dell’Argentiera, tramandata dai santostefanesi, racconta di una misteriosa Chioccia d’oro con Pulcini, presente in tre versioni.
Nella prima, un cavaliere e la sua amata muoiono e la chioccia vaga in loro cerca; nella seconda, la Regina Isabella la nasconde con un tesoro nella torre.
La terza parla semplicemente di un tesoro nascosto nei pressi della costruzione.
Ancora oggi queste storie alimentano il fascino e gli scavi dei cercatori, tra mistero e tradizione.

Immagini 

Immagini storiche
Fonte: Argentario il tempo che fù, gruppo FB