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Sito ufficiale della destinazione Argentario ©2025

1-Dal molo della Pilarella ai Fari e ritorno

A/R 3,2 km

circa 1,15h

Facile ■□□ 

Verde

Descrizione del percorso

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Punto di partenza: La Pila della Pilarella
Inizio di Via del Molo, direzione Moletto 

La storia di Porto Santo Stefano nasce dall’acqua dolce della Pila della Pilarella. In un promontorio povero di sorgenti, questa fonte rappresentò fin dall’antichità un punto vitale. Già nel VI secolo a.C., quando le rotte greche attraversavano il Tirreno collegando la Magna Grecia all’Etruria, le imbarcazioni che navigavano lungo costa trovavano qui un approdo naturale dove rifornirsi e riprendere il viaggio.

Attorno a questa sorgente preziosa le soste divennero sempre più frequenti, preparando nel tempo la nascita dei primi insediamenti stabili. Solo molti secoli dopo, tra Cinquecento e Seicento, furono i pescatori provenienti dal Golfo di Napoli a dare forma alla vera comunità marinara, con case semplici affacciate sul mare, barche tirate a secco e reti stese al sole. Così la Pilarella non fu soltanto una risorsa, ma l’origine stessa del paese.

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Via del Molo 16: Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione
Via del Molo 16 


Caterina Sordini nacque a Porto Santo Stefano il 16 aprile 1770, quarta di nove figli di Lorenzo Sordini e Teresa Moizzo. La famiglia possedeva un podere con un grande oliveto di circa mille piante, vigne e un bosco di lecci. La sua casa natale si trovava in Via del Molo 16, nel centro storico del paese, dove oggi è presente una targa commemorativa. Tra i luoghi a lei cari, molto venerato è il leccio di Cala Grande, ancora presente, dove amava sostare e pregare in ginocchio. A sedici anni rifiutò una proposta di matrimonio da un ricco armatore e scelse la vita religiosa, entrando tra le Terziarie Francescane di Ischia di Castro. A 19 anni emise i voti assumendo il nome di suor Maria Maddalena dell’Incarnazione, e nel 1802 fu eletta badessa. Nel 1807 fondò a Roma il primo convento delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento. Durante l’esilio napoleonico fu rimandata proprio a Porto Santo Stefano, prima di essere trasferita a Firenze. Morì a Roma il 29 novembre 1824 e fu beatificata da papa Benedetto XVI il 3 maggio 2008.

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Via del Molo 35: Casa di Publio Terramoccia
Via del Molo 35

In questa casa nacque, il 1° gennaio 1922, Publio Terramoccia, artista e poeta che seppe raccontare Porto Santo Stefano con colori e parole. Nei suoi acquerelli rivivono vicoli, terrazze, scorci assolati e scene di vita quotidiana: non paesaggi immaginati, ma memorie vive di un paese in trasformazione.

Terramoccia dipinse l’anima del porto con sensibilità e ironia, lasciando un patrimonio che ancora oggi racconta l’identità del promontorio. Tra le sue amicizie si ricorda anche quella con Lucio Dalla, che ne apprezzò profondamente l’arte.

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Via del Molo: Cuore marinaro di Porto Santo Stefano
Via del Molo, quasi al Moletto 

Via del Molo è da sempre il cuore marinaro del paese. Costeggia la banchina della Pilarella, il porto antico dove per secoli le barche da pesca rientravano dopo la giornata in mare. Qui si scaricava il pescato, si contrattava, si raccontavano le notizie: era il centro della vita economica e sociale.

Nella memoria collettiva restano le “friggère”, antichi locali-magazzino dove il pesce veniva lavorato, venduto o cucinato, diventando punto di incontro per pescatori e famiglie.

Prima dell’organizzazione moderna del porto e dei collegamenti regolari, da qui partivano piccole imbarcazioni dirette verso altri porti del Tirreno. Il 9 maggio 1860 anche Giuseppe Garibaldi fece tappa alla Pilarella per rifornirsi prima di proseguire verso la Sicilia. Una targa, accanto alla sede del Rione Pilarella, ricorda ancora oggi quell’episodio storico.

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Il Moletto: Il paese visto dal mare
Il Moletto

La Spiaggia del Moletto è una piccola cala nel centro del paese, amatissima dai santostefanesi. Da qui si gode una prospettiva unica: le case arrampicate sul pendio, il porto, la Fortezza Spagnola che domina dall’alto. La sensazione è quella di trovarsi già in barca, sospesi sull’acqua al centro del golfo.

Negli anni Sessanta questo scenario fece da sfondo al video di Con le pinne, fucile ed occhiali di Edoardo Vianello, diventando simbolo di un’Italia balneare e spensierata. Ancora oggi il Moletto è luogo di incontro e memoria, tra tuffi, chiacchiere e tramonti.

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La Caletta: La spiaggia storica
Siamo su Via Guelfo Civinini

A pochi passi dal centro si trova la Caletta, una delle spiagge più caratteristiche del borgo. Già tra fine Ottocento e inizio Novecento qui sorsero i primi stabilimenti balneari, con caffè, ristoranti e piattaforme per i bagnanti.

Oggi conserva il suo fascino: il mare è limpido, il fondale scende rapidamente ed è ideale per nuotate e immersioni. Tra scogli e piccole insenature si possono osservare pesci colorati e, talvolta, cavallucci marini. La Caletta resta una spiaggia identitaria, vissuta da generazioni di santostefanesi.

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Il Siluripedio: Archeologia industriale sul mare
Continuando su Via dei Fari

Proseguendo oltre La Caletta si incontra il Siluripedio, una piccola insenatura rocciosa legata alla storia della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1943 vi fu costruita una struttura dal Silurificio Moto Fides per la sperimentazione dei siluri, ma l’impianto non entrò mai in funzione e fu distrutto poco dopo.

Oggi restano colonne e strutture in parte sommerse, testimonianza di archeologia industriale affacciata su un mare limpido e profondo. Nei dintorni si trova anche l’insenatura dell’Acqua Purgativa, antica fonte naturale salsoiodica.

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La Madonnella
Lasciata Via dei Fari all’inizio del sentiero sulla scogliera

Poco oltre, su uno scoglio vicino ai fari, si trova la Madonnella, piccola statuetta rivolta verso il mare. Collocata dai pescatori come segno di devozione e protezione, rappresenta un simbolo silenzioso del legame tra fede e vita marinara. Ancora oggi chi passa in barca o a piedi lungo la scogliera volge lo sguardo verso questa presenza discreta, affidandole pensieri e speranze.

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I Fari di Punta Lividonia: Sentinelle di luce
L’arrivo ai Fari

All’estremità della scogliera sorgono i fari di Punta Lividonia, vere e proprie sentinelle del mare. Un primo segnale marittimo fu attivato nel 1883; l’attuale faro, costruito nel 1926, continua a guidare la navigazione con i suoi lampi visibili fino a circa 16 miglia nautiche.

Un tempo abitati dai guardiani e dalle loro famiglie, oggi sono automatizzati, ma restano simbolo del profondo legame tra il paese e il mare. Di giorno emergono tra le rocce e la macchia mediterranea; di notte, la loro luce scandisce ancora il ritmo antico della navigazione.

Immagini 

Immagini storiche
Fonte: Argentario il tempo che fù, gruppo FB